Declinazioni sul Falso: falsi veri e falsi leciti


T.Follesa_Declinazioni sul Falso: falsi veri e falsi leciti_Falso_Contraffazione

Nel variegato e complesso mondo dell’arte, oltre il bello, il sublime, il geniale, reso possibile grazie a uomini e donne che hanno scritto la storia attraverso il loro talento espressivo, le loro visioni nuove ed illuminanti, irrompendo talvolta anche in maniera dirompente schemi e convenzioni sociali, e che oggi costituiscono il patrimonio storico-artistico dell’intera umanità da ammirare, valorizzare, tutelare e proteggere, si è sviluppato parallelamente un substrato di fenomeni che si sono evoluti così come si è evoluto l’uomo, che ha visto sin da tempi antichissimi, nell’imitazione e nella riproduzione le prime forme di inganno fraudolento. 

Il primo assioma assoluto applicabile alla storia dell’arte è che dove esiste un originale, esiste anche il suo corrispettivo falso. I processi di falsificazione hanno visto coinvolti qualsiasi tipologia di bene: monete antiche, vasellame di epoca etrusca o romana, sarcofagi, urne funerarie, bronzetti nuragici, documenti e scritture, gemme, medaglie e gioielli, arredi e oggetti di antiquariato, cornici, mosaici, icone, stampe e opere grafiche, sculture di ogni epoca e stile e dipinti, imitati, copiati, replicati, contraffatti. Ampliando la panoramica del falso, possiamo dire che questo esiste e prospera laddove vi è un prodotto di valore, basti pensare alla dilagante diffusione in epoche più moderne della contraffazione di grandi brand e marchi di lusso (borse, scarpe, cinture, occhiali da sole, orologi, etc.), sino alla falsificazione di etichette per vini di pregio, o beni di consumo primari quali olio e formaggi, per arrivare alla più classica delle contraffazioni, quella del denaro. 

 

Benché oggi la lotta a tutti questi fenomeni conduca a risultati apprezzabili, ancora rappresentano una fetta molto ampia della criminalità organizzata.  Qualsiasi sia il settore che coinvolge l’illecito, il motore propulsore che spinge verso tale operazione è sempre uno: il profitto economico. Nel campo dei beni artistici in genere infatti, la distinzione principale tra copia (intesa anche come copia accademica), imitazione in stile e falso, non è dato dalla modalità con cui il prototipo viene eseguito, ma dall’intenzionalità conseguente alla sua realizzazione. L’atto doloso può configurarsi in diverse casistiche, sia nella produzione del falso vero e proprio sia nella sua manomissione e alterazione per ingannare il possibile acquirente. Un esempio tipico di quest’ultima eventualità avviene ad esempio quando il mercante d’arte o gallerista, appone (o fa apporre da un suo artista di fiducia) in un momento successivo all’esecuzione di un’opera in stile, il  nome  dell’autore  a cui  l’opera sembra ricondursi. 

T.Follesa_Declinazioni sul Falso: falsi veri e falsi leciti_Falso_Contraffazione_Esempio abrasione firma

Nella mia esperienza personale in questa prassi ho incontrato un numero considerevole di manufatti pittorici la cui firma originale era stata abrasa: l’abrasione è stata successivamente ritoccata con cromie similari a quelle già presenti nel dipinto al fine di essere mimetizzata e infine sostituita dalla firma dell’autore che avrebbe generato maggior profitto.  In alcuni casi mi è capitato di trovare la nuova autografia dipinta sullo stesso punto dell’abrasione: in questa tipologia il riconoscimento necessita approfondimenti maggiori, poiché l’intento mimetico ottenuto dal falsario può essere così accurato da non essere individuabile a occhio nudo. In altri dipinti invece l’abrasione è stata solo ritoccata pittoricamente e la firma riprodotta al lato opposto, perpetrando in questo modo e in entrambe le modalità, l’atto fraudolento. In questa tipologia di alterazione l’inganno pertanto non è stato attuato dal pittore, che al termine dell’esecuzione ha autografato l’opera con la propria firma, ma da chi ha commerciato il bene con la consapevolezza che, attraverso quella specifica modifica, avrebbe ottenuto un affare migliore. Sovente trattasi di alterazioni avvenute tra fine Ottocento e i primi anni del Novecento quando il mercato dell’ arte  stava attraversando una vera e propria esplosione sociale e culturale; non è insolito trovare queste opere accompagnate da opinioni di importanti studiosi che si sono avvicendanti negli anni tra un passaggio di proprietà e l’altra, sino ad arrivare ai giorni nostri, in cui gli odierni metodi analitici permettono ormai di sventare in pochi passaggi questi espedienti. 

T.Follesa_Declinazioni sul Falso: falsi veri e falsi leciti_Falso_Contraffazione_Firma falsa

Una procedura similare è data dall’apposizione della firma in opere anonime, con la conseguente manomissione e falsificazione del manufatto, che si configura principalmente nel caso di opere artisticamente deboli e non autentiche, ma stilisticamente riferibili ad un maestro noto; altresì la letteratura diagnostico-artistica ha dimostrato ulteriore complessità per quegli esemplari in cui una firma spuria è stata immessa su un’opera autentica, anche in quest’ultima eventualità l’intento è sempre di trarre maggior profitto, poiché un’opera  firmata  acquisisce  maggior  valore.

T.Follesa_Declinazioni sul Falso: falsi veri e falsi leciti_Falso_Contraffazione

Un’altra modalità con cui vengono avvallate opere non genuine è nella contraffazione o nella mancata corrispondenza storica di timbri ed etichette di provenienza apposte al retro. Anche in questa casistica ho incontrato nell’ambito della mia professione differenti tipologie a carattere fraudolento messe a punto già  in epoca passate: ad esempio un caso in cui era presente un timbro del produttore di materiali, stampato su una tela di presunto autore francese: verificando l’intera produzione di timbri dell’azienda di belle arti a cui si riferivano sono riuscita a scoprire che lo specifico stampo presente entrò in uso dall’azienda circa 60 anni dopo la morte dell’artista di cui portava la firma. Ancora per quanto riguarda le etichette, qui possono presentarsi scenari differenti, quali etichette afferenti istituzioni realmente esistenti interamente contraffate, etichette totalmente contraffatte con indicazioni di gallerie o enti mai esistite, etichette contraffatte con passaggi di quell’opera mai avvenute. Questi sono solo alcuni paradigmi, delle tanti variabili e varianti che si possono incontrare nello studio e nella verifica di un’opera d’arte falsa, di cui in questo contributo  faccio  solo  qualche  breve  cenno. 

 

I modus operandi con cui falsari e mercanti d’arte infatti operano all’interno del grande inganno dell’arte, sono molteplici e abbracciano talvolta non solo implicazioni economiche, ma anche una vasta gamma di sfumature che sottintendono caratteristiche psicologiche peculiari differenti da un falsario all’altro e che, inevitabilmente, investono e condizionano i loro processi. Conoscerli  è  il  primo  atto  necessario per identificarli. 

 

Falsi e originali hanno da sempre viaggiato su binari distanti ma paralleli: mentre artisti e grandi maestri di ogni epoca e stile scrivevano la storia artistica del tempo, i falsari, di contro, riuscivano a disseminare il territorio delle proprie mine che, una volta esplose, hanno spesso contribuito paradossalmente, al riconoscimento e alla fama a cui il contraffattore di turno ambiva. Non è inusuale infatti il verificarsi di una fama “postuma al reato” di falsari considerati impropriamente geniali per essere riusciti ad ingannare esperti, mercanti e collezionisti. 

 

Per secoli la condanna inflitta ai falsari è stata soltanto di tipo morale, la prima legge giuridicamente intesa per la tutela dell’operato artistico è stata emanata nel 1734 e affonda le sue radici nello statuto anglo-americano edito nel 1710 per il copyright delle opere librarie, applicando gli stessi principi per la protezione dei lavori realizzati con tecniche  incisorie.  Prende il nome di Hogarth's Act, legge di Hogarth, dal nome di uno dei suoi sostenitori principali l’artista inglese William Hogarth (Londra, 10 Novembre 1697–Londra, 26 ottobre 1764), che attorno agli anni ‘20 del Settecento, si trovò suo malgrado davanti ad un episodio di contraffazione delle sue incisioni, che lo portarono più volte a dover inserire degli annunci sul Daily Journal al fine di specificare  le caratteristiche inequivocabili delle sue produzioni, quali nome dello stampatore e tipografie che avrebbero diffuso le suddette stampe,  tipologia di firma presente e, dettaglio non da poco, il costo sotto ai quali non sarebbero mai state messe in commercio, suggerendo che qualsiasi produzione venduta al  di sotto del prezzo ufficiale e mancante delle peculiarità annunciate, non era altro che una mera contraffazione. La legge ottenuta dopo una lunga petizione, più comunemente denominata “Legge sul diritto d'autore degli incisori”, fu finalmente approvata ufficialmente il 25 giugno 1735, con l’obiettivo di salvaguardare l’operato inedito di stampe e incisioni, distinguendole da copie e imitazioni (Spapens O., “Hogarth, Piracies and the Engravers’Act of 1735” in Universiteit Leiden Student Repository, Arts & Culture 2015-2016). 

 

L’enunciato legislativo divenne parte integrante di tutte quelle leggi volte a tutelare la proprietà intellettuale delle arti visive sino al 1888 e fu sostituita definitivamente nel 1911 con la legge sul diritto d’autore. 

T.Follesa_Declinazioni sul Falso: falsi veri e falsi leciti_Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio art. 178

Ma per entrare nel merito normativo specifico in seno alla punibilità in caso di contraffazione o alterazione di opere d’arte e alla conseguente vendita di opere di matrice fraudolenta, dobbiamo riferirci in Italia alla legge n. 1062 del 20 Novembre 1971, art. 3 (Norme penali sulla contraffazione od alterazione di opere d'arte, GU Serie Generale n.318 del 17-12-1971).

 

Art.3 Chiunque, al fine di trarne illecito profitto, contraffa', altera o riproduce un'opera di pittura, scultura o grafica, od un oggetto di antichità o di interesse storico od archeologico è punito con la reclusione da tre mesi fino a quattro anni e con la multa da lire centomila fino a lire tre milioni. Alla stessa pena soggiace chi, anche senza aver concorso nella contraffazione, alterazione o riproduzione, pone in commercio, o detiene per farne commercio, o introduce a questo fine nel territorio dello  Stato,  o  comunque  pone  in  circolazione,  come  autentici, esemplari  contraffatti,  alterati  o riprodotti di opere di pittura, scultura,  grafica  o  di  oggetti  di  antichità,  o  di oggetti  di  interesse  storico  od  archeologico.”

Riproposto in maniera più articolata e specifica all’art. 178 (Contraffazione di Opere d’Arte) del Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio (DL 22 gennaio 2004, n. 42) alla  Parte  Quarta, Sanzioni. 

 

Art. 178 

1.  E'  punito con la reclusione da tre mesi fino a quattro anni e con la multa da euro 103 a euro 3.099:

a) chiunque,  al  fine  di  trarne  profitto,  contraffa',  altera  o  riproduce  un'opera  di  pittura,  scultura  o  grafica, ovvero un  oggetto di antichità o di interesse storico od archeologico;

b) chiunque,   anche   senza   aver  concorso  nella  contraffazione,  alterazione o riproduzione, pone in commercio, o detiene per farne commercio, o introduce a questo fine nel territorio dello Stato, o comunque   pone   in   circolazione,   come  autentici,  esemplari contraffatti, alterati o riprodotti di opere di pittura, scultura, grafica  o  di  oggetti  di  antichità, o di oggetti di interesse storico od archeologico;

c) chiunque,  conoscendone  la  falsità, autentica opere od oggetti  indicati alle lettere a) e b) contraffatti, alterati o riprodotti;

d) chiunque  mediante  altre  dichiarazioni,  perizie, pubblicazioni, apposizione  di  timbri  od  etichette o con qualsiasi altro mezzo  accredita o contribuisce ad accreditare, conoscendone la falsità, come  autentici  opere  od  oggetti  indicati alle lettere a) e b) contraffatti, alterati o riprodotti.

2.  Se i  fatti  sono  commessi  nell'esercizio  di  un' attività commerciale la pena è aumentata e alla sentenza di condanna consegue l'interdizione a norma dell'articolo 30 del codice penale.

 3.  La sentenza  di  condanna per i reati previsti dal comma 1 è pubblicata  su  tre quotidiani con diffusione nazionale designati dal giudice  ed editi in tre diverse località. Si applica l'articolo 36, comma 3, del codice penale.

 4.  E' sempre   ordinata la confisca degli esemplari contraffatti, alterati  o riprodotti delle opere o degli oggetti indicati nel comma 1,  salvo  che  si  tratti di cose appartenenti a persone estranee al reato.  Delle cose confiscate è vietata, senza limiti di tempo, la vendita nelle aste dei corpi di reato.

T.Follesa_Declinazioni sul Falso: falsi veri e falsi leciti_Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio_art. 179

Se da un lato il requisito principale che caratterizza un falso è la malafede, dall’altro esistono una serie di possibilità previste dalle normative vigenti, in cui la copia e l’imitazione sono lecite, si contraddistinguono proprio per la buona fede della loro esecuzione e non vanno confuse con la contraffazione a carattere doloso. L’art. 179 dello  stesso  Codice  dei Beni Culturali  e del Paesaggio, recita infatti che la copia e l’imitazione non sono punibili penalmente qualora venga dichiarato espressamente che si tratti di opere non autentiche, ovvero vendute per quello che effettivamente rappresentano e  dovranno sempre essere firmate sul fronte con il nome del suo esecutore. 

T.Follesa_Declinazioni sul Falso: falsi veri e falsi leciti_Falsi d'Autore_Elena Zene

Questo è  quanto  avviene  ad  esempio nel caso dei Falsi d’Autore, le cosiddette riproduzioni d’arte che non sono altro che fedeli copie di opere note, che possono essere realizzate in maniera seriale con stampa off-set o digitale, piuttosto che essere eseguite a mano da abili copisti, cito al riguardo la giovane  talentuosa  pittrice  fiorentina  Elena Zene.

 

Il risultato finale della stampa seriale, proprio per la sua riproducibilità tecnica, corrisponderà in maniera fedele all’originale nella composizione e nelle cromie, ma mancherà dell’effetto materico tipico delle pennellate autentiche; d’altro canto, essendo un multiplo, verrà riprodotto in grosse quantità e venduto a costi irrisori. Il Falso d’Autore realizzato a mano invece, come qualsiasi prodotto artigianale necessita tempo e grande maestranza tecnica, nonché la capacità di riprodurre diverse tipologie di opere e soggetti, presenterà le peculiarità morfologiche di un vero dipinto, eseguito sovente su commissione, è da ritenersi a tutti gli effetti un manufatto unico, ragion per cui verrà valutato nei costi in maniera più elevata. L’esecuzione manuale implicherà anche una componente interpretativa personale, che  forgeranno nell’opera compiuta lievi, ma nella  maggior  parte  dei  casi  gradevoli, difformità.



T.Follesa_Declinazioni sul Falso: falsi veri e falsi leciti_Genuine Fakes_John Myatt

Menzione speciale a questo punto per l’ex falsario pentito John Myatt, di cui approfondirò la vicenda nel dettaglio in un prossimo contributo. L’artista britannico, classe 1945, cominciò a dipingere riproduzioni d’arte nello stile di noti autori, vendendole come tali per 150 Sterline a partire dal 1985. La pratica fu onesta sino all’incontro con il mercante d’arte John Drewe, che riuscì a rivendere alcune sue copie come autentiche; nacque così il sodalizio criminoso: il pittore Myatt realizzava, il mercante Drewe invecchiava, falsificava certificati d’autenticità, provenienze e vendeva. I falsi immessi nel mercato dell’arte furono almeno 200 con il conseguente guadagno di ingenti somme di denaro e nel 1995 Myatt fu arrestato, confessando sin da subito procedimenti esecutivi, prassi fraudolente e il nome del suo collaboratore.  Nel 1999, dopo un lungo processo, fu condannato a un anno di reclusione, ma scontò appena quattro mesi di pena. Al termine della vicenda giudiziaria il reo Myatt ha proseguito con la professione di falsario/copista avviando una fiorente carriera in maniera lecita. Oggi Myatt dipinge con successo i suoi “Genuine Fakes” (Falsi genuini) la cui particolarità è quella di avere impiantato le tele con un microchip identificativo, affinché non possano mai essere rivendute o scambiate per opere autentiche.

E’ questo quindi uno di quei casi in cui si configurano le doppie facce di una stessa medaglia, dimostrando come non sia l’oggetto a mutare, ma l’intenzione del falsario. Myatt fa parte di quella pletora di ex falsari che gode di quella gloria “postuma al reato” di cui parlavo in premessa; i suoi quadri infatti oltre ad essere molto richiesti e raggiungere interessanti quotazioni, sono oggetto di mostre ed esposizioni nei più importanti musei del mondo, altresì l’artista ha avuto spazio in programmi e show televisivi, nonché  è  in  produzione  un  film  sulla  sua  vita  da  falsario. 

T.Follesa_Declinazioni sul Falso: falsi veri e falsi leciti_Opera Sosia_Michael Bidlo

Rientrano nella rosa di “falsi leciti” anche un'altra tipologia di artefatti, meno nota e diffusa dei Falsi d’Autore e trattasi delle Opere Sosia. Da un punto di vista puramente visivo l’opera d’arte riprodotta si presenta identica al modello celebre di cui è copia, ma viene proposta dichiaratamente a nome dell’artista che l’ha realizzata attribuendole un nuovo titolo. Rappresentate di questo filone l’artista americano Michael Bidlo, classe 1953, esegue pedissequamente un vastissimo corpus di dipinti e sculture tratti dai più grandi capolavori di artisti contemporanei che assumono il titolo provocatorio e in antitesi con l’immagine che si osserva di NON Franz Kline, NON Man Ray, NON Brancusi, NOT Morandi, NOT De Chirico, NON Picasso  e  via  discorrendo.

 

 

Questi sono solo alcuni dei molteplici aspetti che costellano l’intricato panorama dei falsi, tra falsi veri e falsi leciti. 

 

Tamara Follesa 


T.Follesa_Declinazioni sul Falso: falsi veri e falsi leciti_Opera Sosia_Michael Bidlo

BIBLIOGRAFIA

SITOGRAFIA

 

  • ELENA ZENE_ Falsi d’Autore, Copie d’Artista, Riproduzioni antiche e moderne

https://www.elenazene.com/

https://www.youtube.com/watch?reload=9&v=M7nUxZ-RqIQ

  • MICHAEL BIDLO_Artista concettuale, Opere Sosia 

http://www.artnet.com/artists/mike-bidlo/

https://en.wikipedia.org/wiki/Mike_Bidlo

 

  • JOHN MYATT_Artista Genuine Fakes 

https://www.johnmyatt.com/


Download
Qui puoi scaricare l'articolo in PDF
Appunti d'Arte di Tamara Follesa
T.Follesa_Declinazioni sul falso_Falsi v
Documento Adobe Acrobat 1.6 MB

Scrivi commento

Commenti: 0

CONTATTI  


Per richiedere un parere preliminare o  preventivo per uno dei servizi da me proposti puoi inviare mail a: 

 

tamarafollesa.peritodarte@gmail.com

 

o telefonare al: 

 

Tel. + 39 3462118362