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Gli Artisti al tempo della pandemia: l'influenza Spagnola (parte seconda)


Ventiduesimo giorno di lock down italiano. 

A oggi i paesi colpiti nel mondo sono 113, il Situation Report n. 70 del 30 Marzo 2020 pubblicato dal World Health Organization riporta 693.224 contagi e 33.106 decessi. Dai balconi non si canta più, ma si osserva un più rispettoso silenzio in segno di cordoglio per tutte le vittime da COVID-19, in Italia oramai arrivate a più di 11.000.  

Il tempo è stato riempito dalle più svariate attività: leggere, studiare, scrivere, suonare, cucinare, fare esercizi fisici, riprendere in mano vecchi progetti o hobby a cui non ci si dedicava più, chi può continua a lavorare da casa, gli artisti contemporanei concentrano le loro energie in un vivido fermento creativo. Il tempo sospeso è diventato il tempo dell’attesa, quella tanto agognata attesa di poter tornare alla normalità. All’ improvviso quel quotidiano frenetico che talvolta è stato certamente motivo di lamentela, è diventato un bene prezioso, fatto di libertà, di lavoro, attività sociali, rapporti umani. 

Il valore del tempo non sarà più lo stesso. 

T. Follesa_Gli artisti al tempo della pandemia l'Influenza Spagnola parte seconda_Amedeo de Souza Cardoso

Continua così il mio viaggio parallelo tra gli anni dell’Influenza Spagnola, la pandemia influenzale che tra il 1918 e 1920 infettò circa 500 milioni di persone colpendo quasi tutti i paesi del mondo, alla scoperta di quegli artisti che vissero nel pieno di quei terribili mesi pandemici, andando incontro spesso ad un destino tragico, come visto nella prima parte di questo approfondimento qui,  per Egon Schiele (Tulln an der Donau, 12 Giugno 1890 – Vienna, 31 Ottobre 1918) ,deceduto a soli 28 anni all’apice del suo successo artistico, o più fortunatamente per Edvard Munch (Løten, 12 Dicembre 1863 – Oslo, 23 Gennaio 1944), che riuscì a sconfiggere la forza virulenta della Spagnola. Il virus non ha confini e colpisce indistintamente ovunque: passò in Austria dove si prese Schiele, alla Norvegia dove contagiò Munch, per arrivare in Portogallo dove tracciò il destino di un'altra figura artistica del tempo. Il pittore portoghese Amadeo de Souza-Cardoso (Amarante, 14 Novembre 1887 – Espinho, 25 Ottobre 1918), un grandissimo esponente dell’avanguardia europea del XX secolo, certamente meno noto nel panorama internazionale se confrontato alla popolarità raggiunta dagli altri due artisti menzionati, o addirittura ignorato e quasi completamente sconosciuto sino al 1952 quando il Museo Municipale Amadeo Souza-Cardoso in Portogallo gli dedicò un intera sala.

T. Follesa_Gli artisti al tempo della pandemia l'Influenza Spagnola parte seconda_Amedeo de Souza Cardoso

Figlio di un ricco proprietario terriero di Amarante, (Portogallo), il suo talento artistico venne sostenuto principalmente da uno zio materno. All’ età di 18 anni si trasferì a Lisbona per studiare architettura all’ Accademia Reale di Belle Arti, a 19 anni partì alla volta di Parigi dove si trasferì nel celebre quartiere di Montparnasse, la Francia diventò il terreno fertile su cui far germogliare il suo talento, contaminato da un ambiente stimolante e da personalità di spicco dell’epoca. Due anni dopo, nel 1907, abbandonò gli studi di architettura per dedicarsi completamente alla pittura. Successivamente conosce Amedeo Modigliani, incontra artisti come Brancusi, Picasso, Picabia, Juan Gris, Diego Rivera, Sonia e Robert Delaunay, Umberto Boccioni e Gino Severini. E’ presente con le sue opere nelle più importanti esposizioni dell’epoca nelle città di tutto il mondo, il suo stile è stato contaminato dalle più significative correnti artistiche quali l’Impressionismo, il Cubismo, il Futurismo, l' Astrattismo, esplorando differenti forme espressive con la curiosità tipica di un innovativo sperimentatore, e nelle sue più celebri raffigurazioni compositive vi è l’influenza del cubismo analitico di Picasso, nei ritratti il suggerimento alle pennellate di Cezanne,  negli interni parigini il ricordo di Toulose-Lautrec, nei disegni  primitivi le suggestioni delle figure stilizzate di Modigliani.  

T. Follesa_Gli artisti al tempo della pandemia l'Influenza Spagnola parte seconda_Amedeo de Souza Cardoso

Il suo operato artistico era ammirato dai contemporanei, e il suo nome divenne celebre in tutta Europa, eppure non ebbe lo stesso riconoscimento nella sua terra, il Portogallo, che rifiutò letteralmente le sue opere, con manifestazioni molto forti anche di violenza verbale. Era solito viaggiare con frequenza, eternamente insoddisfatto, il suo bisogno continuo di cercare qualcosa lo portava a instabili spostamenti geografici, ma con l’inizio della Prima Guerra Mondiale, nel 1914 dovette tornare in Portogallo dove lavorò in totale isolamento in maniera indefessa e, in cui avrebbe terminato il resto dei suoi giorni. Arrivato al 1918 emergeva la volontà di tornare a Parigi, ma evidentemente quello non fu un anno fortunato: iniziarono a manifestarsi i sintomi di una malattia della pelle che colpi viso e mani, probabilmente si trattava di una dermatite da contatto causata da vernici, diluenti e prodotti per la pittura che gli scatenarono importanti eczemi, malattia abbastanza frequente tra gli artisti  (cfr. Travassos A. R., Soares-De-Almeida L.,Marinho R.T., "A Medicina na Obra de Amadeo de Souza-Cardoso", Acta Medica Portuguesa, a Revista Cientidica da Ordem dos Médicos, Portogallo, Marzo-Aprile 2014, pag. 278). Nonostante fosse seguito da un medico, tale patologia gli impedì di proseguire nella sua attività di pittore tormentandolo e modificando la sua visione del mondo. Per tali ragioni non sono noti dipinti datati 1918, gli ultimi lavori appartengono all’ anno precedente, come il “Ritratto di medico” (Olio su tela, 70,3 x 100 cm., 1917 Museo Fundacao Calouste Gulbenkian, Lisbona, Portogallo, Inv. 86P19), probabilmente  raffigurante il suo medico curante, rappresentato in un vivido e geometrico taglio di colori, il camice, gli strumenti della sua professione e con indosso una cravatta, elemento che suscitò polemiche poiché alcuni studi dimostrarono che l’uso di capi d’abbigliamento di quel tipo potessero veicolare batteri che poi si sarebbero trasmessi ai propri pazienti (cfr. Travassos A. R., Soares-De-Almeida L.,Marinho R.T., "A Medicina na Obra de Amadeo de Souza-Cardoso", Acta Medica Portuguesa, a Revista Cientidica da Ordem dos Médicos, Portogallo, Marzo-Aprile 2014, pag. 279).  A Marzo dello stesso anno ci fu la prima ondata epidemica, i paesi colpiti per primi furono Stati Uniti, Cina, Giappone, Francia, Italia, a seguire Austria e Germania. L’epidemia si arrestò per un breve periodo, per poi manifestarsi ad agosto con una seconda ondata espandendosi ovunque con una rapidità e letalità maggiore della precedente sindrome: nei pazienti in cui si manifestava con grave insufficienza respiratoria compariva febbre altissima, il malato peggiorava in pochissimo tempo e in preda al delirio perdeva conoscenza morendo in pochi giorni o addirittura in poche ore. E fu questo l’infausto destino che colpì il giovane e promettente pittore portoghese Cardoso, che colpito dall’ Influenza Spagnola, morì prematuramente nel fiore della sua carriera, nell' Ottobre del 1918 all’ età di soli 30 anni. Si stima che in Portogallo morirono circa 120.000 persone. In una toccante lettera di quei giorni, scritta ad un amico, raccontò la sensazione di quella fatale influenza: la febbre era sempre altissima, tra 39, 39 e mezzo, i tremori per la temperatura troppo alta erano presenti sino al momento in cui scriveva la sua lettera, faceva fatica a camminare e sentiva una forte pressione al petto.  Il suo tragico destino artistico sarebbe stato per sempre segnato. 




T. Follesa_Gli artisti al tempo della pandemia l'Influenza Spagnola parte seconda_Amedeo de Souza Cardoso

Nonostante la scomparsa così improvvisa, nei poco più di 10 anni di breve ma intensa attività lasciò un corpus notevole di dipinti, acquerelli, disegni e caricature, dalla straordinaria luminosità coloristica e dalle sontuose ricerche formali, opere oggi per lo più attestate nei più celebri musei del Portogallo e non solo. 

 

In un articolo pubblicato dalla rivista francese “Gil Blas”, nel 1912 l’influente critico d’arte Louis Vauxcelles (1 Gennaio 1870-21 Luglio 1943) in chiusura della sua recensione scrisse: “Questo giovane Portoghese è qualcuno” (cit. Vauxcelles L., "Les Arts,Les Dessins de Souza-Cardoso" in "Gil Blas", dir. A. Dumont, Parigi, 34° anno, Numero 13.086 di Domenica 15 Dicembre 1912, pag. 4). 

 

E certamente non si sbagliava. Rimasto nell’ oblio per un tempo forse troppo lungo, questo ennesimo giovane caduto della guerra pandemica, ha ritrovato grazie anche ad un importante retrospettiva organizzata nel 2016 al Grand Palais di Parigi, il riconoscimento culturale che merita. 

 

                                                                                                                                   Tamara Follesa


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BIBLIOGRAFIA

 

VIDEO & DOCUMENTARI 

  • Documentario del Museo Municipale Amadeo de Souza-Cardoso Amarante, Portogallo. Valorizzazione delle opere della Collezione permanente. https://youtu.be/2Gx_UfYIq38 (consultato il 31 Marzo 2020)
  • Visita Guiada ao Amadeo de Souza-Cardoso – Portugal a cura di Paula Moura Pinheiro, produzione RTP, 2018 https://youtu.be/9lt0wMdMCHg (consultato il 31 Marzo 2020)
  • Documentario “Amadeo de Souza Cardoso à velocidade da inquieteção 1887-1918”, produzione RTP2, 2017 https://youtu.be/iuQyE0gpjs8 (consultato il 01 Aprile 2020)