NOTA DELL'AUTRICE
Dal mese di febbraio 2023 sino al mese di novembre 2024 ho collaborato come autrice ospite per
La Tutela del Patrimonio Culturale, blog di riflessioni, informazione e comunicazione sulla tutela del Patrimonio Culturale nazionale e internazionale, pubblicando una serie di articoli dedicati al tema del falso nell’ arte.
Questo contributo fa parte di quella collana e viene qui presentato in anteprima, con link diretto alla lettura integrale sul sito ospitante.

Quando Dante Alighieri compì il suo immaginario viaggio nel regno dell’ oltretomba (Inferno canto XXX, Divina Commedia, 1304/7-1321) destinò impostori e fraudolenti di varia natura all’ VIII cerchio, punendo alla decima bolgia i falsari.
Le pene narrate dal sommo poeta variano in base alla tipologia di falsificazione:
i falsari di identità correvano all’ impazzata mordendo con violenta rabbia gli altri dannati; i falsari di moneta, condannati a contrarre la lebbra, furono deformati dall’idropisia (patologia caratterizzata dal formarsi di un eccesso di liquido nelle cavità sierose) e infine, i falsari di parole, straziati dalla sete.
Come abbiamo visto nel contributo precedente Evoluzioni del Falso: Cristianesimo e Medioevo, in un’epoca in cui le contraffazioni dilagarono, anche le punizioni divine dovevano essere esemplari.
Ma cosa successe dopo?