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Quando si dice "Trovare un ago in un pagliaio"....


a cura di Tamara Follesa


Svan Sachsalber durante la sua performance al Palais de Tokyo
Svan Sachsalber durante la sua performance al Palais de Tokyo

Questa espressione è assai comune nella lingua italiana, una similitudine utilizzata per definire un impresa praticamente irrealizzabile, di chi vuole trovare qualcosa o fare una scoperta particolare in una moltitudine di elementi difficili da districare. Non sappiamo esattamente quale sia l’origine di questo modo di dire certo è che a oggi , probabilmente, questa affermazione perderà la forza del suo significato poiché , ebbene si, trovare un ago in un pagliaio non solo è possibile,ma  in fondo nemmeno troppo complicato !! Qualche giorno fa infatti l’artista ventisettenne originario del Trentino Alto-Adige Svan Sachsalber, al Palais de Tokyo, museo di Arte Contemporanea di Parigi, ha “sfidato “ il mondo dell’Arte, affermando che sarebbe riuscito a trovare l’ago in un pagliaio appositamente predisposto per l’occasione e in cui lo stesso Presidente del Museo Jean de Loisy ha nascosto l’ago. Sorprendendo tutte le aspettative l’artista è riuscito a trovare il ricercato ago in meno di 48 ore, meno di due giorni e meno del tempo previsto. Non è la prima volta che l’artista attira l’attenzione su di se con performance provocatorie, e onestamente non è il solo. Non è una novità nell’ avvicendarsi delle pratiche artistiche del XX secolo, che il “fare arte” diventi un vero e proprio gesto di rottura, dalla “Fountain”  di Marcel Duchamp ( il famoso orinatoio di porcellana bianca) tutto è stato possibile. Negli anni ’60 Piero Manzoni metteva in barattolo le proprie feci, nel 2001 Francis Alys mandò al posto suo  alla Biennale di Venezia un pavone vivo. L’attività del pavone fu presentata come un opera d’arte chiamata “The Ambassador” e presentava delle specifiche tecniche ben precise degne di qualsiasi opera convenzionale :

"The Ambassador" di Francis Alys 2001
"The Ambassador" di Francis Alys 2001

THE AMBASSADOR ( 2001)

esemplare maschio vivo di pavone comune (Pavo Cristatus) 30/40 x 200/230 cm, h 50/60 cm (le dimensioni possono temporaneamente variare nel caso il pavone decida di fare la ruota); due esemplari umani con buone facoltà di comunicazione e amanti degli animali, che si curino dell’animale e informino verbalmente i fruitori del significato dell’opera e della sua esistenza 60/70 x 20/30 cm, h 160/180 cm

 

 

Il volatile aveva il  fine di svolgere i compiti onerosi che in alternativa sarebbero stati riservati all’ artista , come quello di  produrre opere, mettersi in mostra, partecipare ad eventi più o meno noiosi, presidiare vernissage, opening ed eventi di apertura- mezzo-chiusura. L’ ambasciatore si limitò ( ovviamente) a fare quello che gli è congeniale di natura: lasciare traccia di se e pavoneggiarsi. I critici associarono il carattere simbolico di questa performance suggerendo la vanità del mondo artistico.

 

Se ogni certezza del mondo dell’Arte è stata ormai superata rispetto a quello che può essere o non essere arte, e a prescindere che  si abbia a che fare con un prodotto esteticamente bello o emotivamente profondo, a mio avviso anche l’ago nel pagliaio di Svan ha i caratteri peculiari di una vera e propria opera d’arte degna di essere ricordata come tale. Nel libro Art di Clive Bell pubblicato per la prima volta nel 1914, l’autore da il via ad un’appassionata teoria secondo cui gli artisti lavorano in risposta a specifici problemi artistici che essi pongono a se stessi: certamente se fossimo stati nei primi anni del  ‘600 italiano Caravaggio avrebbe preso della paglia, l’avrebbe posizionata al centro della sua buia stanza e avrebbe inserito  un modello in posa plastica, che avrebbe reso pittoricamente  in ogni sua fibra muscolare, con il viso contrito, irradiato da una luce trasversale , avrebbe forse tenuto in mano un ago rivolgendolo al cielo come un Cristo benedicente,  ma siamo nel 2014, e l’Arte è la più grande testimonianza del tempo in cui viviamo:  il giovane del Trentino ha mostrato con la metafora dell’ago  le difficoltà  per un Artista di emergere nel mondo dell’Arte, i pregiudizi secondo cui è difficile arrivare a certi livelli e superare i meccanismi intrinseci in questo affascinante mondo, e quel senso di invisibilità  che si prova nell' essere “un ago in un pagliaio” , l’ago come Artista, il pagliaio come Sistema dell’Arte, e con questa performance Svan ha dimostrato che anche le missioni impossibili sono superabili con tenacia e caparbietà; tutto il mondo ha visto l’ago, e tutto il mondo ha visto questo Artista.

 

E per chi ha un parere differente dal mio,  beh c’è sempre un detto , forse ancor più  noto di quello dell’ago nel pagliaio,

che mette in accordo tutti :  “che se ne parli bene, che se ne parli male …...L’importante è che  se ne parli !!”


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