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Il grande genio Leonardo da Vinci (Anchiano, 15 Aprile 1452–Amboise, 2 Maggio 1519) si è spesso cimentato nei suoi studi e disegni in motivi nuovi che non necessariamente hanno poi trovato una realizzazione pittorica, fermandosi in quella fase grafico-esplorativa tipica del suo atteggiamento curioso verso il mondo, fatto di conoscenza creativa manifestata a più livelli. Intorno al 1478-1480 appare per la prima volta nei suoi disegni il motivo di una “Madonna del gatto”

Tra questi vi è menzionato dalle fonti un “Ferrando Spagnuolo”, pagato secondo i registri dell’epoca, quale pittore e non garzone, durante la commissione leonardesca per l’esecuzione della perduta “Battaglia di Anghiari” della Sala del Gran Consiglio del Palazzo della Signoria di Firenze. L’identificazione di chi effettivamente affiancò Leonardo durante i lavori, non è ancora del tutto definita a causa della scarsità delle fonti documentali e ruota attorno a due nomi, il cui stile strettamente a

Sistemando la mia straripante libreria e le casse piene di volumi e riviste d'Arte, mi sono così imbattuta in un vecchio numero del "Giornale dell'Arte", in cui, risfogliandolo a distanza di qualche anno, ha catturato la mia attenzione un articolo dell'Agosto 2014, sulla preannunciata vendita da Christie's di una "Santa Prassede"

Con la pubblicazione “L’Angelo / San Giovanni di Leonardo Da Vinci: un dipinto senza committente, le trasformazioni del patrono di Firenze fra Roma, Milano e Amboise” Carlo Pedretti e Margherita Melani,con il contributo tecnico-scientifico del Prof. Maurizio Seracini, specializzato in Diagnostica per i Beni Culturali, presentano un piccolo dipinto raffigurante un “San Giovanni”, che Pedretti, supportato appunto dall’esito scientifico delle analisi, circoscrive a Leonardo e Salai.

“(…) Una grande camera piena di quadri: “L'Adorazione” di Caravaggio, Cezanne, “Il Concerto a tre” di Vermeer, Van Gogh, Modigliani, Manet, Degas...e poi Rembrandt ovviamente: "La Tempesta sul mare di Galilea" questi sono i quadri perduti, tutti quelli rubati e distrutti che ora sono insieme, autentici, al sicuro....(…)"

Sin dagli albori della nostra storia, l’uomo per andare avanti ha sentito la necessità di guardare al passato. Le grandi evoluzioni artistiche sono avvenute grazie a quel senso di novità e innovazione quali elementi indispensabili per nuovi sviluppi. Edmunde Burke nella sua “Inchiesta sul bello e sul sublime” (1757) approfondisce tale concetto sostenendo che la curiosità intrinseca nell’ uomo è la prima e più semplice emozione che ci permette di esplorare nuovi mondi.