Alla ricerca dell'Essere: i mille volti di Rosaria Straffalaci


a cura di Tamara Follesa 


Rosaria Straffalaci, "Prova D'Amuri", Lab Home Gallery San Sperate, 29 Novembre-08 Dicembre 2019
Rosaria Straffalaci, "Prova D'Amuri", Lab Home Gallery San Sperate, 29 Novembre-08 Dicembre 2019

L’Arte, così come altri linguaggi espressivi, risponde appieno alle rivoluzioni del proprio tempo: appare urgente più che mai per gli artisti che manifestano il proprio senso estetico nell’ oggi, chiudere con le avanguardie storiche azzerando il passato e ricominciando con manifestazioni del tutto inedite, talvolta attraverso rappresentazioni non ancora comprese, non sempre accolte o concepite come possibili, ma che aprono una strada verso il nuovo come qualcosa su cui indagare. 

Valerio Dehò, critico d’arte, curatore e professore di Estetica  presso diverse Accademie  di Belle Arti, nonché a suo tempo mio Docente , nel suo saggio “Estetica  versus Poetica” (cfr. V. Dehò, “Estetica versus Poetica”, Campanotto Rifili, Passian di Prato, 2003, pp. 20-27) si interrogava su questioni estetiche e filosofiche, derivanti dai cambiamenti che l’insorgere della fotografia attorno alla metà dell’Ottocento hanno portato nel rapporto con l’Arte visiva, in particolar modo con la pittura, ponendo l’accento su una serie di accadimenti, mostre, artisti e movimenti che ad un certo punto della storia, hanno attinto dal nuovo mezzo espressivo. La fotografia ha permesso di ottenere con un rapido gesto meccanico quello che da sempre molti pittori e ritrattisti avevano cercato di raggiungere con lo sforzo tecnico della rappresentazione figurativa: ossia la riproduzione fedele della realtà, ma nel farlo spesso non ha raggiunto quel senso profondo da cui ne ha attinto le sembianze, rimanendo talvolta una noiosa ripetizione imitativa del soggetto.  Allo stesso tempo  la stessa pittura, che legittimava e legittima da sempre il suo status artistico di superiorità rispetto alla fotografia,  per quanto degna del sapiente uso del colore, poteva sprofondare nel limbo tra mera esecuzione estetica e mancanza di quell’ occhio capace di saper guardare al di là dell’immagine. 

Certamente vero anche che il mezzo meccanico non era più portatore di quel virtuosismo e di quelle competenze tecniche, peculiari della pittura, e affinché anche la fotografia diventasse qualcosa di più di un semplice “fermo-immagine”, occorreva raggiungere quelle qualità espressive intrinseche della ricerca pittorica, studiando il soggetto, sviluppando un modo proprio di vedere e di pensare, soffermandosi non solo sul prodotto, ma sul concetto che avrebbe generato quel prodotto. 

Il critico d’Arte e letterato francese Robert De La  Sizeranne (Tain-l'Hermitage in Drôme,28 Aprile 1866-Parigi, 14 settembre 1932) già nel  1899, sosteneva  “Il negativo è opera della macchina, ma la stampa, come lo stile, è opera dell’uomo” , tale principio sebbene appartenere al passato, appare più attuale che mai.  

 

Rosaria Straffalaci, "Prove d'Amuri", Mobile Art 2019
Rosaria Straffalaci, "Prove d'Amuri", Mobile Art 2019

Senza entrare nel merito del dibattito critico, su cui non è mia intenzione soffermarmi qui ora, (suggerisco al riguardo la pubblicazione di Roberto Signorini, “Arte del fotografico. I confini della fotografia e la riflessione teorica degli ultimi venti anni”, Editore CRT, Collana Fotografia, 2001), ho utilizzato questa premessa per addentrarmi in un evoluzione successiva, un’evoluzione contemporanea e che certamente intraprenderà ulteriori sviluppi nel futuro, ossia quella ricerca fotografica che non solo utilizza lo scatto come linguaggio espressivo, ma che attinge dai nuovi dispositivi portatili come strumento di creazione dell’immagine,  processando successivamente tali immagini attraverso le  rivoluzionarie applicazioni di foto-ritocco, che diventano il  medium con cui rielaborare e interpretare un soggetto.  Tale approccio creativo prende il nome di “MOBILE ART”,  arte creata non solo con l’utilizzo di dispositivi mobili, ma pensata per essere  fruibile con quegli stessi dispositivi mediante la condivisione nelle piattaforme social che diventano sede per  eccellenza dell’impatto mediatico del prodotto creato, in un vortice di propaganda virale che esula dai luoghi convenzionali  deputati all’ Arte. 

E’ interessante osservare come sino all'epoca contemporanea il termine “MOBILE” in campo artistico, si riferisse a quella espressione utilizzata per la prima volta da Marcel Duchamp (Blainville-Crevon, 28 Luglio 1887-Neuilly-sur-Seine, 2 Ottobre 1968) per indicare quelle sculture capaci di creare movimento, opere cosiddette cinetiche, che poi definiranno nello specifico la produzione scultorea dell'artista americano  Alexander Calder (Lawnton, 22 luglio 1898 – New York, 11 novembre 1976).

Apparentemente si potrebbe affermare che non ci sia alcun legame, ma  a distanza di oltre ottant'anni dall’utilizzo di quel termine, l’analogia del movimento, sebbene con linguaggi e forme del tutto differenti, si può interpretare come  il trait d’union tra il passato e il presente: opere d’arte capaci di muoversi e opere d’arte realizzate con mezzi capaci di muoversi, e che a loro volta permettono di muovere (per mezzo della condivisione) quelle opere d’arte create con quegli stessi strumenti mobili. 

 

Rosaria Straffalaci, "Prove d'Amuri", Mobile Art, 2019
Rosaria Straffalaci, "Prove d'Amuri", Mobile Art, 2019

E in questa nuova frontiera si affaccia Rosaria Straffalaci, classe 1974, la poliedrica artista contemporanea calabrese, da anni residente in Sardegna, che ha utilizzato la "MOBI0LE ART",  in sinergia con i linguaggi pittorici che da sempre le appartengono, spaziando dall’ Astrattismo, all’ Informale, per intraprendere un cammino interiore, durato circa quattro anni, alla ricerca di quella identità perduta e di quella consapevolezza capace di riconoscere nell'amore verso se stessi, l'unica matrice autentica e pura necessaria per il raggiungimento della propria crescita personale. Un’indagine introspettiva scaturita dalla codifica del proprio vissuto, di esperienze che l’hanno mutata come individuo calando un' ombra oscura sulla propria esistenza, ricercando attraverso l’espressione artistica il mezzo con cui ritrovare la luce interiore: quell’ illuminazione dell’ Essere e  dell’ Essere Donna, nella sua più pura completezza. L’Arte diventa così per Rosaria Straffalaci non solo espressione creativa, ma un vero e proprio percorso terapeutico, intrapreso e poi condiviso. Con la mostra "PROVA D’AMURI, Dal Kitch al Raffinato"conclusasi appena una settimana fa, ed allestita con elegante cura per i dettagli, dalla stessa artista presso il Laboratorio Home Gallery a San Sperate messo a disposizione  da un’altra artista, Pietrina Atzori ,  porta allo scoperto il viaggio intrapreso, riuscendo a donare appieno ai suoi spettatori, non solo il prodotto del suo ingegno creativo, ma l’incipit del suo mondo interiore. La lettura delle sue opere più che mai quindi non può prescindere dal contesto in cui sono state originate e  dallo stato d’animo in cui sono state concepite e realizzate, non solo per essere comprese, ma per percepirne la più  profonda essenza. Osservare, scavare, svelare, coprire,  riscoprire, modificare, adattare, interpretare, giustapporre, mescolare, esplorare, sono queste le azioni attraverso cui l’ artista si è donata completamente, esasperando il concetto dell’Io, in una rielaborazione continua della propria immagine, una ripetizione quasi ossessiva, che per mezzo dell’apparire, ritrova l’essere: sono i mille volti di Rosaria Straffalaci. Nel farlo manipola non solo se stessa, ma gli oggetti che la circondano, che si contaminano del proprio riflesso: vasetti di marmellata, monili e gioielli antichi, chincaglierie varie, boccette di liquore, opere in miniatura esposte come  immagini di santini devozionali o fotografie dei propri avi, persino un crocefisso, disposti meticolosamente sul "centrino della nonna", all'interno di una credenza d'epoca, come in un horror vacui  d'altri tempi, la cui predominanza cromatica di rosso e nero  enfatizzano quella sensazione di soffocante presenza degli oggetti e di se stessa: l'artista è ovunque. In contrapposizione il contemporaneo, il moderno, la percezione della tecnologia: frontalmente su una mensola bianca, disposti  come fossero degli Smartphone in vetrina, le sue contaminazioni prendono respiro, alle pareti opere di piccolo formato alternate alle disposizioni delle opere sottostanti: predomina il bianco, la luce e tutto diventa più fluido.

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Rosaria Straffalaci_Performance "Prova D'Amuri", Lab Home Gallery San Sperate, 29 Novembre-08 Dicembre 2019
Rosaria Straffalaci_Performance "Prova D'Amuri", Lab Home Gallery San Sperate, 29 Novembre-08 Dicembre 2019

La mostra è stata inoltre arricchita da una Performance visiva, in cui l'artista  ha raccontato attraverso la gestualità di un quotidiano al femminile, il risveglio da quel torpore che a lungo non le ha permesso di sentirsi e viversi in quanto Donna: sotto le note musicali di Paola Turci e la proiezione di specifiche opere di "MOBILE ART"  realizzate utilizzando  non solo gli scatti personali, ma la propria immagine vista con gli occhi della fotografa Giulia Loglio, il tutto legato in un equilibrio sapiente, ennesima risposta al concetto secondo cui non bisogna solo guardare, ma occorre saper vedere. 

 

 

 

 

 

 

Dott.ssa Tamara Follesa




BIBLIOGRAFIA 

 

  • S. Azzoni, “Mobile Art: nuove frontiere della fotografia?”, in Artribune del 05 Dicembre 2014,   <https://www.artribune.com/arti-visive/fotografia/2014/12/mobile-art-nuove-frontiere-della-fotografia/>  (Consultato il 14 Dicembre 2019)
  • V. Dehò, “Estetica versus Poetica”, Campanotto Rifili, Passian di Prato, 2003, pp. 20-27
  • R.  Signorini, “Arte del fotografico. I confini della fotografia e la riflessione teorica degli ultimi venti anni”, Editore CRT, Collana Fotografia, 2001
  • R. De La Sizeranne, “La Photographie est-elle un art ?” , Hachette Paris, 1899. Riedizione, La Rochelle, Rumeur des Alpes, 2003

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