"Antiqua et Hodierna"


a cura di Tamara Follesa


Marcel Duchamp-Leonardo da Vinci "La Gioconda" 1503-1506
Marcel Duchamp-Leonardo da Vinci "La Gioconda" 1503-1506

Sin dagli albori della nostra storia, l’uomo per andare avanti ha sentito la necessità di guardare al passato. Le grandi evoluzioni artistiche sono avvenute grazie a quel senso di novità e innovazione quali elementi indispensabili per nuovi sviluppi. Edmunde Burke nella sua “Inchiesta sul bello e sul sublime” (1757) approfondisce tale concetto sostenendo che la curiosità intrinseca nell’ uomo è la prima e più semplice emozione che ci permette di esplorare nuovi mondi. Come il bambino che corre continuamente da una parte all’ altra alla scoperta di qualcosa di nuovo, l’uomo e l’Artista, sentono la necessità di investigare territori ignoti spinti dal senso di novità. E’ vero anche però che ad un certo punto questo senso di novità, porta a fare un passo indietro: sembra una contraddizione eppure guardando al passato posso vedere il futuro.  Influenze e contaminazioni si fondono, alla ricerca di nuovi inediti risultati, l’Artista guarda al vecchio, lo rielabora, lo fa proprio, e lo riconduce in una nuova era, conferendogli un moderno significato, quello del suo tempo. L’Artista dadaista Marcel Duchamp (Blainville-Crevon, 28 luglio 1887 – Neuilly-sur-Seine, 2 ottobre 1968) con irriverenza ed ironia, è il primo che nel 1919, disegnando baffi e pizzetto alla celebre Gioconda di Leonardo da Vinci porta nel mondo dell’arte questa rivoluzione.  Egli ha preso un immagine del più noto dipinto al mondo dissacrandola in maniera provocatoria: la Mona Lisa così tanto idolatrata e ammirata in ogni tempo e in ogni luogo, considerata bellissima, sarebbe stata considerata altrettanto bella con dei baffi addosso ?? Omaggiando a modo suo il Grande Maestro Rinascimentale, aveva ricontestualizzato la nota opera, donandole non solo un nuovo aspetto, ma anche un nuovo significato. 

Yves Klein-Pitrocrito "La Nike di Samotracia" 200-180 a.C.
Yves Klein-Pitrocrito "La Nike di Samotracia" 200-180 a.C.

Nel 1962 l’artista celebre per il suo blu oltremare luminoso, intenso e vellutato, Yves Klein (Nizza, 28 aprile 1928 – Parigi, 6 giugno 1962), trasforma l’opera ellenistica “La Nike di Samotracia” (200-180 a. C.), scultura di una magnificenza unica che oggi accoglie i visitatori nella celebre scalinata del Louvre a Parigi, alta 2 metri e 45 centimetri, realizzata in marmo di Paro e attribuita allo scultore Pitocrito, in una piccola scultura di 50.2 x 24.1 x 29.2 cm. (basamento incluso), realizzata in resina e montata su una base in marmo, declinata proprio in quel suo sgargiante ed ipnotico blu, una tonalità che gli fu così tanto cara che nel 1956  né brevettò la composizione ( anche se poi non fu mai messa in commercio). La Vittoria Alata così assume dei connotati contemporanei pur mantenendo l’incredibile fascino di cui la sua storia sono carichi: la statua rappresenta la giovane dea alata, figlia di Pallante, che porta l'annuncio delle vittorie militari, mentre si posa sulla prua di una nave da battaglia. Il vento travolge la figura protesa in avanti, e anche in questa nuova versione possiamo scorgerne il valore simbolico intrinseco: intinta nel blu possiamo sia intuire il linguaggio di un nuovo tempo, ma percepire vivo e immutato il pathos emozionale suggellato e amplificato dall' immersione monocromatica, certo bisogna fare i conti con le piccole dimensioni, che non hanno però impedito alla Nike blu di raggiungere traguardi economici notevoli. Dell’opera esistono diversi multipli, basati sull'originale del 1962: 25 prove d’artista e 175 esemplari numerati, ognuno con delle aggiudicazioni di rilievo.  L’opera n. 5 delle 25 prove d’artista, è stata battuta il 26 Settembre 2013 da Christie’s New York a 99.750 Sterline, superando la stima di 60.000/80.000 Sterline. Lo stesso esemplare il 23 Settembre 2014 è stato rivenduto con la stessa stima, arrivando ad una aggiudicazione di 143.000 Sterline, appena un anno dopo il mercato era già in forte ascesa. La scultura portatrice di vittoria n. 24 dei 175 esemplari, l’11 Maggio 2016 ancora da Christie’s New York, è stata aggiudicata a 161.000 Sterline, mentre l’esemplare n. 17, l’8 Giugno 2016 da Christie’s a Parigi, ben 261.130 Dollari. Dal 1999, quando a Londra un esemplare fu aggiudicato a poco più di 23.000 Sterline, la Nike di Klein ha avuto un incremento, in 17 anni, di circa il 103%.  Ma questo rinnovamento artistico dettato dalla ricontestualizzazione di opere antiche, è stato affrontato anche da un Artista italiano quale Michelangelo Pistoletto (Biella 25 Giugno 1933) , rappresentante dell’Arte Povera, che nel 1967 prende la bella e sensuale “Venere con mela” dello scultore neoclassico Bertel Thorvaldsen (Copenaghen, 19 novembre 1770 – Copenaghen, 24 marzo 1844) conservata al Museo del Louvre di  Parigi, e la  nasconde tra un cumulo di stracci, di indumenti dismessi, di abiti ammucchiati, da cui la giovane Dea si scorgerà solo di spalle, quasi a voler nascondere la sua avvenenza. La copia classica, defraudata dal suo materiale di pregio originale e buttata nel colore e nell'usura della vita moderna e frenetica, non ci appare più nella sua totale candida bellezza classica, ma ancora una volta, il passato, rivisitato in chiave contemporanea, assume connotazioni inedite, spunto di nuove riflessioni, non solo culturali, ma anche sociali. In fondo se voltiamo le spalle, siamo un po’ tutti degli “stracci vecchi”, rifiutati dalla gente, dalla vita, dal sistema. Questo non è l’unico intervento di Pistoletto con un opera del passato, nel 1976 un operazione analoga, fu fatta con “L’Arringatore” scultura in bronzo raffigurante un uomo con la toga identificabile con il notabile etrusco Aulo Metello e databile tra la fine del II e gli inizi del I secolo a. C., posta davanti ad uno specchio. Lo specchio elemento e linguaggio frequente nelle opere di Pistoletto, come metafora del proprio io, in cui l’arringatore imperante che avrebbe portato le sue valide ragioni ad una platea estesa, in questo modo non avrebbe potuto che confrontarsi con se stesso, il suo pubblico più difficile.   

Negli anni ’70 è l’Artista americano Mel Ramos, ultimo esponente della Pop Art americana, che interpreta pittoricamente due grandi Artisti quali Modigliani (Livorno, 12 luglio 1884 – Parigi, 24 gennaio 1920) e Velasquez (Siviglia, 6 giugno 1599 – Madrid, 6 agosto 1660) : egli inserisce all'interno della stessa ambientazione pittorica le sue pin-up nude, il risultato è un opera che strizza l’occhio alla pubblicità e il legame popolare con opere note rende questo riconoscimento paragonabile a quello che avviene con un marchio o un brand.  Il richiamo al dipinto originale è immediato, eppure l’artista riesce a non cadere nel rischio di un confronto che surclasserebbe l’inedito risultato finale, conferendogli giust’ appunto quella linea stilistica capace di essere associata ad un nuovo linguaggio moderno.  L’omaggio a Velasquez viene proposto dalla RO Gallery di New York a 3.500 Dollari, una cifra certamente abbordabile anche per il piccolo-medio collezionista. 

Nell'era odierna, sulla falsa riga di Mel Ramos, sono diversi gli artisti, che ispirati da opere di Grandi Maestri, fanno proprie tali memorie artistiche, intervenendo in maniera del tutto personale, ognuno con il proprio stile e con il proprio linguaggio, su di esse. In tali opere è evidente ed immediato il richiamo arcaico, la citazione storico-culturale e l’ispirazione artistica che ne consegue, eppure tali artisti, hanno in serbo la capacità di reinventare, senza risultare banali o scontati, omaggiando il capolavoro e l’Artista da cui hanno tratto ispirazione. Tra questi, vi è il pittore messicano Juan Medina, classe 1950, forse poco conosciuto in Italia, ma molto apprezzato nella sua terra d’origine, negli Stati Uniti e  in Francia,  ha saputo accostare l’abilità tecnica dell’iperrealismo alla capacità concettuale e progettuale delle composizioni surrealiste, con evidenti richiami a note opere d’arte della pittura classica e  rinascimentale, la cui contaminatio crea una fusione fatta di inedite visioni oniriche e nuove realtà iconografiche. 

 

L’altro Artista straordinario che vale la pena menzionare. è un altro messicano, Omar Ortiz,  oggi 38enne, iperrealista, le cui modelle nude vengono ritratte davanti a sfondi meravigliosi di note opere d’arte. Mentre Medina reinterpreta le opere inserendo le sue modelle al posto dei protagonisti degli originali dipinti, Ortiz omaggia i grandi Artisti con delle citazioni culturali che fanno da sfondo ai suoi ritratti. In entrambi i casi, favoriti da una tecnica eccelsa, il risultato è strabiliante, ed è proprio vero quando si dice ars longa, vita brevis.

Dott. ssa Tamara Follesa



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